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10:27 - 09/02/2010

Iran Supertankers Idle in Persian Gulf as Oil Declines Before OPEC Meets
02:29 - 09/02/2010

Oil to Rise to $75 on `Psychology,' Then Revisit Lows: Technical Analysis
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Statoil to Submit Plan for $3.4 Billion Gudrun Development Plan in Weeks
07:02 - 09/02/2010

DA CEREALI24.it

Il deficit produttivo sostiene i prezzi

Il mercato internazionale dello zucchero rimane in tensione, anche se ai livelli più elevati compare una certa cautela da parte dei consumatori. Ieri al Liffe di Londra il coloniale raffinato è risalito oltre 744 dollari per tonnellata, avvicinando il record storico di 759 $ toccato due settimane prima, mentre a New York lo zucchero grezzo si è assestato sotto i 29 cents per libbra, dopo che lunedì aveva superato brevemente la soglia dei 30 cents, massimo da 29 anni.
La casa tedesca di analisi F.O.Licht ha appena rivisto al rialzo la propria stima sul deficit mondiale dell'annata 2009-10, che terminerà a fine settembre: «Al momento pare che la carenza sarà nell'area di 8 milioni di tonnellate – ha detto il direttore generale Christopher Berg intervenendo alla conferenza di Manila – ma riteniamo che l'annata 2010-11 vedrà un aumento di produzione di 11 milioni di tonnellate, che conferiranno un maggior equilibrio al mercato».
Come è noto, il clima poco favorevole ha penalizzato i raccolti in Brasile e soprattutto in India, i due produttori principali, ma ieri anche la Thailandia, il secondo esportatore dopo il Brasile, ha ridimensionato da 7,62 a 7,25 milioni di tonnellate la stima sulla propria produzione.
Le quotazioni molto remunerative non stanno tuttavia impedendo vertenze commerciali: ieri l'Unione europea ha approvato l'export di 500mila tonnellate di zucchero in più rispetto al limite massimo annuo di 1,37 milioni di tonn. imposto dalla World Trade Organization nel 2005. I grandi esportatori – Brasile, Thailandia e Australia – non hanno gradito, tanto che Rio de Janeiro minaccia un ricorso alla Wto. Per Bruxelles il contenzioso non esiste: si tratta, dice, di zucchero che non riceve sussidi diretti né indiretti. Inoltre i prezzi di riferimento Ue sono a 404,40 euro/tonn., pari a 563 $, quindi ben inferiori alle quotazioni del Liffe per lo zucchero raffinato.
R. C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

DA METALLI24.it

La fiducia nell'oro si è incrinata

La settimana nera delle commodities non ha risparmiato l'oro. A Londra il fixing di ieri mattina ha consegnato ai grafici dei prezzi la cifra più bassa degli ultimi tre mesi, 1.052,25 dollari per oncia.
Modesto il recupero pomeridiano, quando il metallo è stato fissato a 1.058 $, e inconsistente anche quello serale negli Usa, dove il future per scadenza ravvicinata ha chiuso la sessione a 1.053 dollari.
Nell'intero 2009 l'oro aveva recuperato il 28%, ma in questo scorcio di 2010 ha già lasciato sul terreno il 5,7%. Le variazioni percentuali tuttavia sono assai più moderate di quelle che stanno registrando altri metalli. Lo scorso anno l'argento ha guadagnato il 55%, il rame il 143%, lo zinco il 111%. Dall'inizio del 2010 hanno perso rispettivamente l'11,6%, il 16,4% e il 23,1 per cento.
Nelle charts delle quotazioni, l'oro oggi appare vulnerabile e le indicazioni tecniche non escludono una discesa sotto i mille dollari. Il rafforzamento del biglietto verde, ai massimi dal maggio 2009 nei confronti dell'euro, ha fatto da grimaldello all'Orso e rischia di infrangere anche il supporto individuato a quota 1.050. «La prossima soglia da osservare è 1.020 dollari – dice Daniel Smith, di Standard Chartered – cioé la media mobile degli ultimi 200 giorni».
Nel medio termine le considerazioni rialziste sono considerate ancora ben motivate, ma nei prossimi giorni solo un rimbalzo consistente potrà ridare fiducia agli investitori.
In realtà chi ha creduto nell'oro si attendeva, dopo il fixing storico di 1.218,25 $ raggiunto il 3 dicembre, un assestamento imminente. Il fatto che si sia verificato (unito al timore che non si sia ancora concluso) ha però contribuito a disilludere chi credeva in una maggior solidità delle quotazioni e, quindi, della scelta dell'oro come rifugio sicuro.
Alcuni dei fattori che avevano alimentato la corsa dei prezzi si sono appannati, come il riacquisto di vendite di hedging, la crisi economica, gli acquisti delle banche centrali.
Un test importante verrà dai prossimi movimenti del Fondo monetario internazionale, che ha ceduto a India, Mauritius e Sri Lanka 212 tonnellate, ma ne ha disponibili alla vendita altre 191,3 la cui destinazione sarà oggetto di particolare attenzione.
Gli ottimisti a oltranza comunque non mancano. «L'oro risorgerà, mentre il dollaro tornerà a scendere», dice Jeffrey Nichols, di American Precious Metals Advisors, che per quest'anno pronostica traguardi a 1.500 dollari per l'oro e a 25 dollari pe l'argento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



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